sabato 24 aprile 2010

24 aprile 2010: è caduto il quadro

"A me m'ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c'é una ragione. Perché proprio in quell'istante? Non si sa. Fran. Cos'é che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C'ha un'anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un'ora, un minuto, un istante, è quello, fran. O lo sapevano già dall'inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto tra sette anni, per me va bene, okay allora intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo sei meno un quarto, d'accordo, allora buonanotte, 'notte. Sette anni dopo, 13 maggio, sei meno un quarto, fran. Non si capisce E' una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio. "


Quella che e' successa oggi e' una di quelle cose che non riescono a trovare il loro posto nello spazio e nel tempo. E' una di quelle cose che mandano in corto-circuito, che ti fan fermare a pensare, a chiederti, a bilanciare la tua vita, le tue esperienze, il tuo presente e ogni briciola del futuro che ti immagini; E ti vengono in mente milioni di episodi e di domande ai quali rinunci in partenza, e già lo sapevi, a tentare di dare un ordine e delle risposte. E una specie di reset al quale non puoi fare a meno di ricorrere perche' e' troppo il dolore che altrimenti ti faresti, e oggi di dolore se ne e' provato fin troppo sulla questione.

Come direbbe qualcuno, ciò che e successo oggi"e' una di quelle cose che ti mette via".

In una sterminata serie di istanti mi passano davanti i martedi' in laboratorio, il bagno turco di berlino, le fiaschette di vodka buttate giù all'ingresso degli squat, i venerdi' all'idroscalo e tutti, tutti questi istanti scanditi da un grande sorriso che, non mi spiego come, per un attimo spazza il dolore che mi chiude la gola e lo stomaco.

Io oggi sono qui, a Lisbona, a 3000 chilometri di distanza da molti di voi. E da qui pare più difficile rendersi conto che e' successo, che a nulla importa se noi fossimo pronti o meno a mandare giù la cosa, che la sensazione di impotenza che provo mi fa scrivere queste parole solo al quarto, quinto tentativo di spegnere la sigaretta e smettere di guardare nel vuoto, le braccia a penzoloni dalla sedia, le forze scappate non so dove. Un lungo respiro. Per una volta mi rendo conto che questi mezzi sui quali spreco milioni di ore senza concludere nulla servono davvero: a riportare alla mente ricordi, emozioni, cazzate di ogni tipo che si concretizzano nello spazio cristallizato, immortale di una fotografia, di un post lasciato per ridere su una pagina internet. Che, lo capisco chiaramente, e' una cazzata dire che le cose veramente importanti ce le ricorderemo sempre e non c'e' bisogno di fotografie, facebook, blog bla bla bla; cazzate, nelle nostre vite sempre stravolte da ritmi, scadenze, nottate, emozioni, paure, amori, qualcosa di davvero importante ce la si perde sempre e non e' meno importante se ci serve una foto per riportarla alla memoria.

Tra le persone a cui manderò queste parole ce ne sono alcune, e mi riferisco ad una in particolare, che secondo me sa che sto parlando di lei, che amano i media e che sanno come diffondere un messaggio, e coinvolgere altre persone, e che magari come me sognano di poter fare qualcosa con le parole e le immagini che spero verranno raccolte in questo blog; magari, chessò, ce ne verrà fuori un regalo per i genitori di Ste, il grande Ste, il mio Coach; un regalo che li aiuterà a comprendere e a ricordare quanto Ste sia stato una persona amata e quanto, oggi e sempre, sia e sarà nei nostri pensieri e nei nostri cuori.

Grazie a tutti, un abbraccio. E un sorriso per Ste.





5 commenti:

  1. Ema son senza parole,come tutti credo,ma quello che hai scritto è molto bello!

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  2. elly, ero un pò angosciato dal non poter fare nulla da questa distanza.

    per tutti: per diventare amministratori del blog e pubblicare, scrivetemi una mail col vostro indirizzo e vi inviterò ad essere amministratori:

    romani.emanuele@gmail.com

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  3. I quadri sono appesi con un chiodo. una fotografia ferma il momento, l'espressione di un volto che nasconde un'intera vita che noi possiamo solo vedere da lontano.
    C'è una poesia che tutti ricordiamo. Dice "si sta come d'autunno sugli alberi le foglie". L'abbiamo studiata, cercando di interpretarne il significato, di leggere la tristezza dell'autore in queste poche parole. Ininterpretabile, incomprensibile, inspiegabile; siamo entità che una debole forza come il vento di novembre può cancellare, far sparire. L'unica differenza la fa il cuore, il sentimento, quel pensiero che è da sempre stato decantato a cavallo dei secoli. Un libro, un quadro, una poesia, sono elementi immortali, indelebili nelle vite di chi ci sarà dopo di noi. E con loro, credo, anche le fotografie.
    Ingiusto, ingiusto fermare una vita che aveva tanto da dare.

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  5. Ho preso un volo, il primo che ho trovato per tornare e ricordare Ste che, davanti a una birra, in una sera estiva a Como mi dice: "io sono uno semplice, non ragiono così tanto" chissà perchè non ci ho mai creduto e, credo di averci visto giusto. Così mi trovo a camminare in una città grigia, con un paio di occhiali da sole enormi, le persone che ti gurdano perchè la tua faccia è ,senza dubbio, fuori luogo. Ascolto "loosing my religion" dei Rem perchè mi ricorda i già citati momenti in laboratorio. Ai fatti improvvisi , quelli che ti passano sopra come un treno, quelli che, come dici tu, "ti mettono via" non si è mai abbastanza preparati e ogni volta ti stendono. Io non riesco a capacitarmene, ho guardato le foto, i video "ste difendimi!" e mi ricordo quei momenti a Berlino in cui iniziato a conoscere una persona a cui forse, precedentemente, avevo detto poco più di due convenzionali parole. Il ricordo, lo so per esperienza, non sarà mai così nitido, ma il sentimento sì. Credo che scrivere sia un buon metodo per condividere le proprie emozioni e ricordare una persona stupenda. Al mio ingegnere preferito. un abbraccio

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