lunedì 26 aprile 2010



Scrivo e cancello in continuazione, le parole non vengono sono sbiadite..stanotte prima di dormire ero un fiume in piena, avevo mille cose che mi giravano in testa ma soprattutto ero e sono incazzato.

La nostra università con tutti i suoi difetti e le perdite di tempo ha un grande pregio, porta le persone a doversi confrontare, conoscere, misurare, diventare amici o ad evitarsi.

Un incontro/scontro deve esserci per forza e poi stà a noi decidere con chi ci si trova meglio, chi è più affine a noi e con chi vogliamo coltivare il nostro sogno.

Si forma così un gruppo, con mille sfaccettature, personalità diverse e diverso modo di vivere la vita.

Mi sono sempre stupito del tuo equilibrio nell' affrontare tutto quello che ci capita, mai fuori posto, serio al momento giusto ma con la battuta pronta, all' apparenza troppo pignolo ma con il sorriso pronto e la distrazione che ti rincuora, che anche se non hai ancora passato mate 1 non sei solo tu l' asino che invece di ascoltare si rivede pezzi di Amici miei.

Penso in continuazione in questi giorni a Berlino, non voglio perdermi nemmeno un pezzo di quell' esperienza è stato davvero fantastico passare quei momenti tutti insieme.

Certe cose, hai davvero ragione, ti mettono via; ma non c' è nulla che potrà mettere via un sorriso ogni volta che penseremo a te..

Ciao Associato

Voi, Noi altri, Ste

Prendete un cielo, un cielo notturno, stellato. Pieno di stelle.

Vi capiterà di notare una stella, pungente e luminosa.

Ce n’è una in particolare. Ce n’è sempre una in particolare.

Non è detto che lei sia la più visibile, la più affascinante, quella che risalta di più in un mare di altre stelle.

Il più delle volte è una stella che scegliete quasi inconsapevolmente, senza un motivo definito, delle volte quasi sembra lei a scegliere voi.

Diventa il vostro faro nella confusione quotidiana, scandita da millee1 impegni; tutti improrogabili, ovviamente.

Diventa il vostro punto di riferimento; una luce fissa, certa, che non esita mai a irraggiarvi.

Vi capiterà anche di vedere passare un aeroplano lì vicino, giusto di fianco alla vostra stella.

Ecco.

Oltre ad essere abnormemente più piccola, la sua luce ha una particolarità che la contraddistingue: si propaga nel mondo ad intermittenza.

Ripetutamente, all’infinito si accende e si spegne.

Non ce la fa, non vuole, continuare a brillare, sempre e comunque; come quella vostra stella lì, a fianco.

Ecco.

Voi. Noi, siamo quella luce che va e che viene, accesi e spenti. Felici si, per un istante, ma in un attimo ritornano le nostre preoccupazioni, e ci spegniamo.

Si pure noi brilliamo, gioiamo per le nostre cose quotidiane, irradiamo con un po’ di felicità il cielo che ci fa da sfondo. Ma non dura.

E’ troppo chiederci di sorridere sempre.

E’ un lusso per noi, dietro a rincorrere “ritmi, scadenze, nottate, emozioni, paure, amori” mostrare sempre un sorriso.

Ecco.

Ste, invece, era,

è quella stella.



Ti parlo come se tu fossi qua con me
Mi vengono le lacrime pensando a quando il primo giorno di università mi hai accolto ridendo prendendomi in giro perche la Finocchi mi aveva appena sgridato per la mia mancata puntualità, facendomi entrare dal fondo dell’aula dopo che la lezione era bella che iniziata. Tu lo ricordi questo. La prima ora.

Oggi ti giuro che in bovisa non riuscivo a guardare in faccia nessuno, perche mi rifiutavo di dover provare per la seconda volta nella vita la sensazione di vuoto completa. Perche di tratta proprio di questo, di vuoto. Tu te ne sei liberato Ste e probabilmente ora sei con lui che mi guardate mentre abbattuta cerco di scrivere qualcosa per ricordare, ma anche egoisticamente per liberare il grosso peso che ho nell’anima in questo momento. È davvero pesante. In questi ultimi giorni sono riaffiorati dei pensieri che il mio cervello (inconsciamente) aveva chiuso in un cassetto sperando di non aprirlo mai più. Ma questa Ste è una speranza vana, e talmente inutile che forse non vale la pena di cercare di essere SEMPRE forti, perche questa è una qualità che all’essere umano purtroppo non appartiene, e la vita stessa ce ne fa rendere conto. Ecco Ste sono riaffiorati tutti.
Ti dico che la mia reazione è stata strana, mi sento talmente arrabbiata che sto tentando di mettere il cuore in congelatore cosi da non provare nessun sentimento. Per non provare dolore, ancora QUEL dolore. Di una famiglia distrutta. Ci sto provando con tutte le mie forze.

Perche sono molto arrabbiata. Sono molto arrabbiata Ste.
Per te sono arrabbiata, perché non è giusto che una vita cosi giovane finisca di essere tale, vita.
Per tua mamma, che in questo momento non capirà nulla e sarà in uno stato confusionale tale che anche lei come noi ad un certo punto dovrà costruirsi una vita parallela, nella sua testa, per sopravvivere. Probabilmente sarai per lei l ultima persona a cui parlerà la notte prima di addormentarsi-
Per quel maledetto incidente, per quei due maledetti incidenti.
Per la mia di mamma, perche se sono passati tanti anni ancora certe sere la sento piangere perché probabilmente non ha ancora capito. Ma capito cosa?
Mi dispiace tanto Ste.

Ho un ultimo favore da chiederti
Saluta papà- lui l’altra sera mi ha detto che si occuperà di te.
E digli che anche lui per me è l ultima persona a cui rivolgo parola prima di addormentarmi, la sera, stanca, guardando il soffitto. È proprio vita parallela. E questa Ste ti posso giurare che ci sarà sempre.

Stai bene, vi bacio.
Marghe.

E' difficile trovare le parole giuste per iniziare a dire qualcosa in un momento come questo.
Io e te, Stefano, non siamo mai stati "amici" nel senso stretto del termine, e non abbiamo nemmeno mai parlato a lungo.....però, ora, quella sensazione di vuoto presente negli stati d'animo di tutti pervade anche me
Forse perchè, difronte a cose come questa uno si chiede che significato abbia la vita, per cosa valga la pena lottare, amare, soffrire, piangere...se poi deve finire tutto così in fretta.
Forse perchè a vent'anni ci sembra che la vita sia infinita, che sia appena incominciata, che abbia ancora tantissimo da darci...e poi, da un giorno all'altro, basta.
La prima cosa che pensiamo è che sia profondamente ingiusta, e lo è.
Ora che non sei più con noi ripenso all'anno scorso passato insieme e, sebbene non avessimo quasi mai parlato, mi ricordo benissimo quella volta, al tuo esame di Menegatti, quando il prof. mi ha chiesto di commentare il tuo progetto e io, distratta come al solito, me ne sono uscita con una critica un po' aspra perchè era l'unica cosa che potessi dire visto che la tua esposizione non l'avevo seguita....mi avrai mandato sicuramente a "quel paese"!!
E adesso, ripensandoci, provo una sensazione di nostalgia e tristezza perchè quella, probabilmente, è l'unica volta in cui ci siamo rivolti la parola se non per dirsi "ciao".
Avrei altre mille cose da dire per salutarti Ste, però voglio chiudere con questo bel ricordo che ho di te, di quella persona solare e sempre sorridente che emerge dai racconti dei tuoi amici veri.
Vogliamo ricordarti tutti cosi.

Addio, Ste

domenica 25 aprile 2010

Ciao a tutti,
e' bello che tutti si stia partecipando, mi da la sensazione che anche a questo si possa reagire positivamente, si possa costruire qualcosa.
Penso sia un pensiero comune quello di poter allargare la catena agli amici che conoscevano Ste prima di noi, che magari possano dire qualcosa.
Spero che qualcuno possa fare da anello perche' la catena si allarghi, dunque.
Leggendo le nostre frastornate parole mi sembra di vederci, sperduti, tutti davanti allo stesso tavolo, a cercare di "appoggiarci l'un con l'altro per non cadere, perché nessuno di noi, ora, ci capisce un cazzo". E magari non siamo da soli attorno a questo tavolo, magari qualcuno, con gli occhi stretti e il sorriso sempre sulle labbra, e' qui con noi.
Un abbraccio a tutti, buona notte e grazie mille, siete una fonte di emozione enorme anche qui, in mezzo alla testa che paurosamente traballa da uno stato d'animo all'altro.


baracus

ieri sono stata fuori tutta la notte. volevo arrivare a casa stremata, per addormentarmi subito e avere un sonno senza sogni. non ci sono riuscita. ieri non c'erano pensieri, al di fuori di un nome. oggi i pensieri ci sono, eccome; è qualcos'altro che manca. manca la risposta, manca la ragione che possa dare la risposta, manca il coraggio, quello di arrendersi all'evidenza che non c'è una cazzo di risposta. manca stefano. noi tutti sappiamo com'era lo ste. ciascuno di noi ha nel cuore i ricordi, che ora diventeranno la cosa più preziosa. [nel telefono ho ancora qualche messaggio "grazie mille a domani caro! poi ti impacchetto la madda""ottimo non potevi farmi regalo migliore..a domani buona serata!"]. dove abito ora la mia sala dà sul cortile interno. ogni tanto mi fermo a guardare dalla finestra un momento della vita di qualche sconosciuto e mi piace immaginare cosa queste persone stanno facendo e perchè. una signora si è appena alzata. è ancora buio e si vede la cua cucina illuminata da una piccola lampada, lei taglia il pane, credo, per i figli. forse sta preparando loro il pranzo da portare via, perchè deve uscire presto e non li potrà salutare prima della scuola. forse anche alla signora piace fare quello che faccio io. se guardasse dall'altra parte del cortile ora vedrebbe una ragazza che piange un amico che non c'è più. magari si immaginerebbe che la ragazza doveva voler bene a questo amico, con il quale forse prendeva il treno la mattina per andare in università. quel treno non portava solo là, quei viaggi portavano a conoscersi, a parlare di tutto, dell'a-team (perchè poi baracus), delle grigliare al lago. ora sono qui a 1000 km da voi, a 1000 km da dove vorrei essere per cercare un po' di conforto nell'unico luogo che potrebbe essere in grado di darmelo, nella vostra amicizia tangibile negli abbracci che vi darete, nei silenzi che rispetterete, nelle lacrime che non cercherete di fermare.

Caro amico,

scusa se la mia risposta si è fatta un po’ attendere. Ho preferito aspettare che passasse del tempo, illudendomi di poter razionalizzare un po’ di più l’accaduto. In realtà è proprio impossibile. Solo che io, tanto bravo quotidianamente a fingere e a illudere me stesso e gli altri di affrontare la vita sempre e comunque, stoicamente, eroicamente, serenamente, svogliatamente ecc.., non reagisco nel migliore dei modi a queste circostanze. In questi casi odio tremendamente il silenzio, odio farmi prendere dallo sconforto. Ma per quanto voglia fare il duro, non ti nascondo di aver pianto tutto il pomeriggio ieri. Ero arrabbiato, sinceramente incazzato, credo soprattutto con me stesso e poi ho iniziato a sentirmi in colpa, a ripetermi che non era accettabile che Ste non potesse essere più con noi, che non potessi più incontrarlo in università a Leonardo, dove ci eravamo ripromessi di frequentarci più assiduamente, come ai tempi gloriosi del laboratorio di Menegatti. Dio non ne capivamo proprio un cazzo del formalismo puriniano, anche se Ste come era sua abitudine aveva deciso di affrontare la cosa in maniera più pragmatica, a differenza mia che sono un lavativo, perditempo, inutile radical chic fancazzista. Era bello il tuo progetto Ste. Eri bello tu, con quella polo mai sgualcita, intelligente e simpatico, con quel tuo occhio sveglio e penetrante, con quel tuo savoir faire da maschio italiano, dall’andatura sicura, che ammaliava e seduceva. Avevi senso dell’umorismo da vendere, una ingente dose di sarcasmo e una innata propensione alla semplicità e all’approccio schietto in qualsiasi cosa ti cimentassi. Tutte caratteristiche che non ravvedo in nessuno di noi, i tuoi compagni d’avventura della Bovisa; tutta gente fuori di testa, particolare, fin troppo eccentrica.

Caro amico ci ha lasciato una delle persone più valide che avessimo mai potuto conoscere; una di quelle che ci avrebbe sicuramente aiutato in futuro a ricordarci di tenere i piedi a terra, perché Ste era il primo che non si lasciava facilmente infinocchiare da queste velleità da aspiranti archistar di cui entrambi pecchiamo. Non voglio disperarmi e continuare a piangere la morte del nostro caro amico Stefano. Sono sicuro che lui stesso non gradirebbe la cosa dicendomi piuttosto: “non devi essere triste come Mariottide; devi essere te stesso, sii Asino”. E ironia demenziale a parte, è quello che cercherò di fare. Questa improvvisa mancanza ci obbliga a riflettere. Il quadro si è rotto. Hai ragione. Adesso a noi restano i vetri rotti. Credo che il ricordo di Stefano resterà per noi sempre prezioso.

Il mio pensiero adesso è per la madre e il padre di Ste. Per suo fratello, ma anche per tutti quegli amici che, come noi, i suoi compagni di università, si ritrovano qui a soffrirne e sentirne la mancanza. Immagino che non sarà facile colmare la presenza di una persona così unica ed eccezionale. Dio solo sa come farei senza di te, caro amico. Porterò sempre con me il ricordo del mio buon e vecchio amico Asino, tenendo sempre a mente la sua immagine così pacata, moderata, elegante, incisiva; la sua determinazione, il suo sorriso, la sua battuta sempre pronta, le sue parole così intelligenti. È stato un onore ma soprattutto un gran divertimento aver potuto condividere insieme a te e a Stefano momenti salienti di questa stupida roulette russa che è la vita. Avresti potuto fare grandi cose Ste, ma purtroppo è proprio vero che sono sempre i migliori, e tu lo eri veramente, a lasciare presto questo mondo.

Trattengo le lacrime, preferendo ricordare il tuo volto felice e il tuo sorriso smagliante di giovedi scorso, quando ci siamo incontrati per caso in Triennale. Mi mancherai Asino,

tuo Fabio.









































































In questi casi non sono brava con le parole.. ma quello che ha scritto Edo ha riportato alla luce vecchi ricordi. Con quei ricordi sono saltate fuori vecchie immagini, di quei giorni in cui eravamo tanto diversi da ora, e come dici tu, ci aggrappavamo uno all'altro, per non cadere, per farci forza, per andare avanti in quella che era un'esperienza nuova per tutti noi. Oggi che tutto sembrava aver raggiunto una stabilità, oggi che iniziavamo ad essere più sicuri di noi stessi, è bastata una telefonata, un passaparola, per far crollare un castello di certezze.



Ci si chiede il perchè, ma è ovvio, un perchè non c'è. Bastava conoscerti per pochi minuti, per capire che eri una di quelle persone a cui non avresti mai potuto dire nulla di male. Sempre calmo, sempre perfetto. Ricordo quando la Marghe partiva a macchinetta a parlare, durante le ore di matematica, e tu con un orecchio la ascoltavi, con l'altro seguivi la lezione, e alla fine avevi capito tutto. Meccanica, poi, hai cercato in tutti i modi di farmela entrare in testa. E le chiacchierate all'ovale, e quel cavolo di morbidone, che ci hai obbligato a mangiare per quasi tutto il primo anno (con i primi caldi iniziava a diventare pericoloso). Te ne vai così, e a ripensare all'ultima volta che ti ho visto, tra i corridoi, di corsa a salutare tutti per poi tornare in piola, non sembra vero.



« La storia della vita è più veloce di un batter d'occhio. La storia dell'amore è ciao e arrivederci al prossimo incontro. »
(Jimi Hendrix)



Che rabbia, Ste. Prendi la tua chitarra e suona quanto vuoi, noi staremo ad ascoltarti.


Ciao


sabato 24 aprile 2010

Oggi la voglia di stare soli e riflettere era tanta.
Mi sono persa camminando per le strade della città e pensavo a te, Ste, e ridevo. Ridevo perché non ricordo un solo istante passato insieme in cui tu non avessi il sorriso sulle labbra. E voglio continuare a ricordarti così, solare, mentre aspettiamo tutti insieme la fine dell’esame e spintoni me e la Giulia contro la porta dell’aula, alla fine di Interni che fai la Magnum insieme a Filo Jacopo e Ale, durante le stremanti ore di tirocinio e quella volta che hai portato la torta fatta da tua mamma per il tuo compleanno, le cene da Jacopo, tu che mi prendi in giro all’ovale mentre si beve in compagnia, le suonate sui gradini di design e l’ultima volta in triennale, una settimana fa, che ci siamo salutati al volo perché tu te ne stavi andando, non volevi più aspettare, non ci si vedeva da tanto e ora a pensarci avremmo dovuto fermarci e raccontarci come ci stavano andando un po’ le cose.
Si dice sempre che quando viene a mancare una persona si ricorda solo il buono di questa, ma io nel ricordarti non mi devo sforzare di cercare il meglio che c’era in te, perché tu lo facevi già da solo, davi sempre il meglio di te stesso, tu avevi voglia di fare, Ste, te lo si leggeva negli occhi, non temevi la vita con tutti i suoi casini, anzi questi li affrontavi con serenità. La grinta che avevi ti ha sempre portato a primeggiare, ma tu lo facevi in uno stile tutto tuo, senza preoccupazioni, senza farti troppe menate, con la gioia di vivere e lo stare bene con te stesso, per questo ti ho sempre stimato e continuerò a farlo.

Ciao amico.
Buona idea Manu.
E' incredibile quanto tutto sia normale fino a quando, improvvisamente, non lo è più.
Uno pensa che per fare le cose ci sia sempre tempo dopo, che non c'è fretta. Almeno io, di solito, penso così. Che il destino sia più un'onda da surfare piuttosto che un gigante da affrontare.
E invece forse non è così.
Quella bestia pazza del destino mi aveva fatto conoscere Ste.
A pensarci ora, mi sembra un momento così lontano come se fosse successo in un sogno.
All'epoca io non capivo un cazzo. Non che ora io capisca qualcosa, intendiamoci bene, ma all'epoca ero proprio sperduto, non avevo nessun appiglio.
Stefano fu la prima persona in assoluto che io conobbi allora: il primo giorno di università.
E lui era così rilassato e concentrato.
Eravamo un gruppetto assurdo a pensarci adesso, una storia vecchia, diventata tale proprio perché le onde del destino ci hanno fatto finire su altre spiagge.
Ma io all'epoca mi sentivo il re della Bovisa all'epoca, per un po'.
Eravamo io, Ste, Max, l'Eli e la Marghe, forse c'era addirittura quel fesso di Giovanni Bagli, i ricordi si fanno così sfocati che non ricordo. Un gruppo assurdo dicevo. Di sperduti che si appoggiavano l'un con l'altro per non cadere, perché nessuno di noi, all'epoca, ci capiva un cazzo.
Poi, ci siamo persi un po' io e lo Ste, siamo andati su sentieri diversi, sempre paralleli.
Ogni tanto ci incontravamo e ci facevamo tante risate. Sempre perfetto lui, rasato di fresco e con la polo stirata, io barbone e coi capelli arruffati. Io sempre incazzato e negativo, lui costantemente illuminato da una accecante serenità. Eravamo diversissimi io e lo Ste, ma che pace parlare con lui.
E poi chi lo sa cosa è successo, probabilmente nulla, probabilmente quella conformazione fatta da persone incomplete, quali eravamo, ci serviva solo per iniziare, come quando si dispongono i ciocchi di legno a "capanna" in modo che stiano in piedi prima di accendere un falò per far sì che attecchisca meglio, ma che una volta che il fuoco inizia a bruciare, cadono senza forma.
Ste è stato questo per me, il mio supporto per iniziare a bruciare, per iniziare a capire qualcosa del mondo in cui mi trovo adesso.
Grazie.

24 aprile 2010: è caduto il quadro

"A me m'ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c'é una ragione. Perché proprio in quell'istante? Non si sa. Fran. Cos'é che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C'ha un'anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un'ora, un minuto, un istante, è quello, fran. O lo sapevano già dall'inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto tra sette anni, per me va bene, okay allora intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo sei meno un quarto, d'accordo, allora buonanotte, 'notte. Sette anni dopo, 13 maggio, sei meno un quarto, fran. Non si capisce E' una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio. "


Quella che e' successa oggi e' una di quelle cose che non riescono a trovare il loro posto nello spazio e nel tempo. E' una di quelle cose che mandano in corto-circuito, che ti fan fermare a pensare, a chiederti, a bilanciare la tua vita, le tue esperienze, il tuo presente e ogni briciola del futuro che ti immagini; E ti vengono in mente milioni di episodi e di domande ai quali rinunci in partenza, e già lo sapevi, a tentare di dare un ordine e delle risposte. E una specie di reset al quale non puoi fare a meno di ricorrere perche' e' troppo il dolore che altrimenti ti faresti, e oggi di dolore se ne e' provato fin troppo sulla questione.

Come direbbe qualcuno, ciò che e successo oggi"e' una di quelle cose che ti mette via".

In una sterminata serie di istanti mi passano davanti i martedi' in laboratorio, il bagno turco di berlino, le fiaschette di vodka buttate giù all'ingresso degli squat, i venerdi' all'idroscalo e tutti, tutti questi istanti scanditi da un grande sorriso che, non mi spiego come, per un attimo spazza il dolore che mi chiude la gola e lo stomaco.

Io oggi sono qui, a Lisbona, a 3000 chilometri di distanza da molti di voi. E da qui pare più difficile rendersi conto che e' successo, che a nulla importa se noi fossimo pronti o meno a mandare giù la cosa, che la sensazione di impotenza che provo mi fa scrivere queste parole solo al quarto, quinto tentativo di spegnere la sigaretta e smettere di guardare nel vuoto, le braccia a penzoloni dalla sedia, le forze scappate non so dove. Un lungo respiro. Per una volta mi rendo conto che questi mezzi sui quali spreco milioni di ore senza concludere nulla servono davvero: a riportare alla mente ricordi, emozioni, cazzate di ogni tipo che si concretizzano nello spazio cristallizato, immortale di una fotografia, di un post lasciato per ridere su una pagina internet. Che, lo capisco chiaramente, e' una cazzata dire che le cose veramente importanti ce le ricorderemo sempre e non c'e' bisogno di fotografie, facebook, blog bla bla bla; cazzate, nelle nostre vite sempre stravolte da ritmi, scadenze, nottate, emozioni, paure, amori, qualcosa di davvero importante ce la si perde sempre e non e' meno importante se ci serve una foto per riportarla alla memoria.

Tra le persone a cui manderò queste parole ce ne sono alcune, e mi riferisco ad una in particolare, che secondo me sa che sto parlando di lei, che amano i media e che sanno come diffondere un messaggio, e coinvolgere altre persone, e che magari come me sognano di poter fare qualcosa con le parole e le immagini che spero verranno raccolte in questo blog; magari, chessò, ce ne verrà fuori un regalo per i genitori di Ste, il grande Ste, il mio Coach; un regalo che li aiuterà a comprendere e a ricordare quanto Ste sia stato una persona amata e quanto, oggi e sempre, sia e sarà nei nostri pensieri e nei nostri cuori.

Grazie a tutti, un abbraccio. E un sorriso per Ste.