domenica 25 aprile 2010

Caro amico,

scusa se la mia risposta si è fatta un po’ attendere. Ho preferito aspettare che passasse del tempo, illudendomi di poter razionalizzare un po’ di più l’accaduto. In realtà è proprio impossibile. Solo che io, tanto bravo quotidianamente a fingere e a illudere me stesso e gli altri di affrontare la vita sempre e comunque, stoicamente, eroicamente, serenamente, svogliatamente ecc.., non reagisco nel migliore dei modi a queste circostanze. In questi casi odio tremendamente il silenzio, odio farmi prendere dallo sconforto. Ma per quanto voglia fare il duro, non ti nascondo di aver pianto tutto il pomeriggio ieri. Ero arrabbiato, sinceramente incazzato, credo soprattutto con me stesso e poi ho iniziato a sentirmi in colpa, a ripetermi che non era accettabile che Ste non potesse essere più con noi, che non potessi più incontrarlo in università a Leonardo, dove ci eravamo ripromessi di frequentarci più assiduamente, come ai tempi gloriosi del laboratorio di Menegatti. Dio non ne capivamo proprio un cazzo del formalismo puriniano, anche se Ste come era sua abitudine aveva deciso di affrontare la cosa in maniera più pragmatica, a differenza mia che sono un lavativo, perditempo, inutile radical chic fancazzista. Era bello il tuo progetto Ste. Eri bello tu, con quella polo mai sgualcita, intelligente e simpatico, con quel tuo occhio sveglio e penetrante, con quel tuo savoir faire da maschio italiano, dall’andatura sicura, che ammaliava e seduceva. Avevi senso dell’umorismo da vendere, una ingente dose di sarcasmo e una innata propensione alla semplicità e all’approccio schietto in qualsiasi cosa ti cimentassi. Tutte caratteristiche che non ravvedo in nessuno di noi, i tuoi compagni d’avventura della Bovisa; tutta gente fuori di testa, particolare, fin troppo eccentrica.

Caro amico ci ha lasciato una delle persone più valide che avessimo mai potuto conoscere; una di quelle che ci avrebbe sicuramente aiutato in futuro a ricordarci di tenere i piedi a terra, perché Ste era il primo che non si lasciava facilmente infinocchiare da queste velleità da aspiranti archistar di cui entrambi pecchiamo. Non voglio disperarmi e continuare a piangere la morte del nostro caro amico Stefano. Sono sicuro che lui stesso non gradirebbe la cosa dicendomi piuttosto: “non devi essere triste come Mariottide; devi essere te stesso, sii Asino”. E ironia demenziale a parte, è quello che cercherò di fare. Questa improvvisa mancanza ci obbliga a riflettere. Il quadro si è rotto. Hai ragione. Adesso a noi restano i vetri rotti. Credo che il ricordo di Stefano resterà per noi sempre prezioso.

Il mio pensiero adesso è per la madre e il padre di Ste. Per suo fratello, ma anche per tutti quegli amici che, come noi, i suoi compagni di università, si ritrovano qui a soffrirne e sentirne la mancanza. Immagino che non sarà facile colmare la presenza di una persona così unica ed eccezionale. Dio solo sa come farei senza di te, caro amico. Porterò sempre con me il ricordo del mio buon e vecchio amico Asino, tenendo sempre a mente la sua immagine così pacata, moderata, elegante, incisiva; la sua determinazione, il suo sorriso, la sua battuta sempre pronta, le sue parole così intelligenti. È stato un onore ma soprattutto un gran divertimento aver potuto condividere insieme a te e a Stefano momenti salienti di questa stupida roulette russa che è la vita. Avresti potuto fare grandi cose Ste, ma purtroppo è proprio vero che sono sempre i migliori, e tu lo eri veramente, a lasciare presto questo mondo.

Trattengo le lacrime, preferendo ricordare il tuo volto felice e il tuo sorriso smagliante di giovedi scorso, quando ci siamo incontrati per caso in Triennale. Mi mancherai Asino,

tuo Fabio.

1 commento:

  1. e' pazzesco come in mezzo al frastuono che ancora ci riempie i timpani
    del rumore dei vetri rotti si riesca a trovare il sorriso per i
    ricordi che stanno venendo fuori. sono contento che si possa fare
    qualcosa anche in questa situazione, per quanto irreparabile. E' una
    cosa umile come non siamo abituati a fare, e' una cosa che costruiamo
    ben sapendo che non c'e' modo di riparare alla rabbia incredula.

    sono c o n t e n t o ti rendi conto?

    noi andiamo avanti, anche per lui, ancora con più forza, godendoci
    ogni istante, ogni tiro di sigaretta. E' una cosa per cui devo
    ringraziare ancora una volta il vecchio coach.

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